C’è un momento, nella vita di chi pratica la fotografia. in cui lo scatto singolo non basta più, perché una fotografia può essere intensa, sorprendente, perfino memorabile, può catturare un istante irripetibile o restituire una visione originale del mondo.
Lo scatto singolo, però, porta spesso anche un limite: potrebbe essere occasionale, fortuito, nato dall’incontro con una circostanza.
Quando il fotografo sente il bisogno di superare questo limite, nasce l’esigenza di costruire una narrazione ed è in questo punto che inizia il percorso verso il portfolio fotografico.
Un portfolio non è una semplice raccolta di immagini accomunate da un tema; è una storia, è il punto di vista di un autore che sceglie di raccontare qualcosa e di prendere posizione rispetto a ciò che osserva, così come accade in un romanzo, in un film o in un racconto orale, ogni elemento contribuisce alla costruzione di un significato più ampio.
L’obiettivo di un Portfolio non è nel mostrare una successione di fatti, ma nel creare un percorso capace di lasciare nello spettatore una domanda, una riflessione, un’emozione, una consapevolezza.
All’inizio questo processo può sembrare complesso, ma con il tempo si comprende che la costruzione di un portfolio si articola in tre momenti fondamentali da seguire per poter arrivare alla meta: ideazione, progettazione e realizzazione.
L’ideazione è il tempo dello studio e della ricerca: il momento in cui ci si interroga sul tema che si desidera affrontare e si raccolgono informazioni, suggestioni e riferimenti.
La progettazione è il passaggio successivo: qui emerge una serie di domande fondamentali: che cosa voglio dire rispetto a questo tema? Qual è il mio punto di vista? Quale esperienza desidero far vivere a chi guarderà queste immagini?
Infine arriva la realizzazione: il momento del lavoro sul campo, delle fotografie, delle scelte, delle verifiche e dei primi editing.
Paradossalmente, la fase più difficile arriva alla fine di queste tre fasi.
Chiudere definitivamente un portfolio significa imparare a selezionare in modo definitivo le immagini, comprenderne il peso narrativo e costruire una sequenza coerente e ciò vuol dire verificare se la propria voce sia realmente entrata nella propria storia.
Portare a termine la storia fotografica vuol dire entrare in una fase delicata, piena di dubbi e incertezze, che richiede inoltre tempo e capacità di ascolto.
Spesso noto che si ha fretta di arrivare al risultato finale e ciò comporta che la voglia di concludere il progetto può portare a trascurare la parte del processo creativo che trasforma una serie di fotografie in un vero racconto che abbia “la propria firma”.
Considero le letture portfolio uno degli strumenti più preziosi per la crescita di un autore che aiutano i fotografi a superare questo impasse.
Oggi le opportunità di partecipare a questo tipo di evento non mancano.
Le letture portfolio vengono, infatti, organizzate da circoli fotografici, associazioni culturali, gallerie, festival e realtà formative e sono sempre delle grandi occasioni di confronto che permettono di osservare il proprio lavoro attraverso uno sguardo esterno e competente.
Molti fotografi mi chiedono con quante immagini sia opportuno presentarsi a una lettura portfolio. Sono convinta che non esiste una regola assoluta, ma suggerisco generalmente una selezione di circa venti o ventidue fotografie.
Un numero troppo ridotto rischia di rendere difficile la comprensione del racconto.
Un numero eccessivo, al contrario, può disperdere il significato e generare ridondanze.
Una selezione ampia ma controllata consente invece di lavorare insieme sull’editing, eliminando ciò che non è necessario e valorizzando ciò che sostiene davvero la narrazione.
Esiste poi un altro aspetto fondamentale da considerare ovvero l’atteggiamento con il quale si partecipa a una lettura portfolio.
Vi tolgo ogni possibile dubbio: il lettore non possiede la verità sul vostro progetto, ma solo una delle possibili verità.
Per questo motivo, lì dove è possibile, consiglio sempre di confrontarsi con più lettori.
Tornare a casa con punti di vista differenti permette di osservare il proprio lavoro da prospettive nuove e spesso sorprendenti, confrontarli con il proprio e magari permettervi si costruirne uno nuovo che abbracci tutto ciò.
Allo stesso modo vi invito, durante la lettura portfolio, a evitare di difendere strenuamente le vostre fotografie, poiché le immagini devono essere in grado di raccontarsi da sole.
Se una fotografia necessita costantemente di spiegazioni, probabilmente c’è qualcosa che può necessita di essere rafforzato nella costruzione del vostro racconto.
La lettura portfolio non dovrebbe mai essere vissuta come una prova da superare o come una prestazione da dimostrare, quanto piuttosto come un piacevole incontro.
Da una parte c’è il fotografo, che riceve uno sguardo nuovo sul proprio lavoro.
Dall’altra c’è il lettore, che entra in contatto con una storia che non conosceva, la vosrta, e che porta con sé nuove riflessioni.
Nel mio modo di lavorare, maturato in oltre quindici anni di letture portfolio, il dialogo occupa un ruolo centrale: prima delle fotografie vengono le persone, prima della sequenza viene l’ascolto.
Per questo motivo dedico sempre un po’ di tempo, importante e direi anche sacro, per conoscere il fotografo, le sue intenzioni e le domande che lo hanno portato a costruire quel progetto.
Solo dopo quando le parole si fermano. iniziano a parlare le immagini.
A quel punto il mio compito è semplice e complesso allo stesso tempo: verificare che tutto ciò che è stato raccontato, pensato e sentito sia davvero rintracciabile dalla prima all’ultima fotografia.
La lettura portfolio, quando viene vissuta in questo modo, diventa molto più di una revisione tecnica, ma un momento di crescita, di consapevolezza e di scoperta, un’occasione preziosa per comprendere non solo cosa stiamo raccontando attraverso le nostre fotografie, ma anche chi stiamo diventando come autori.
